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Aumento della povertà, dispersione scolastica e nessuna prospettiva per i bimbi sardi PDF Stampa E-mail

Relazione choc di Save the Children Italia: aumento della povertà, dispersione scolastica e nessuna prospettiva per i bimbi sardi.

 

Lo choc arriva da uno studio effettuato da Save the Children Italia, organizzazione che si occupa dei problemi dell'infanzia, che fotografa lo stato di assoluto degrado in cui versano le famiglie con minori a carico, colpiti da questa crisi. A farne le spese, è la generazione dei bambini, la parte più debole e indifesa della nostra società, di un Paese che risulta essere tra i più industrializzati al mondo ma che non sembra in grado di comprendere le necessità di assicurare un futuro al nostro futuro, ai nostri figli, alle generazioni a venire.

Sono 10 milioni 229 mila i minori in Italia, pari al 16,9% del totale della popolazione: di essi 1.876.000 vivono in povertà e il 18,6% in condizione di deprivazione materiale.

La crisi economica sta pesando soprattutto sui bambini e sugli adolescenti, in assenza di misure specifiche di tutela. Dal 2008 ad oggi, infatti, sono proprio le famiglie con minori ad aver pagato il prezzo più alto della grande recessione mondiale: negli ultimi anni la percentuale delle famiglie a basso reddito con 1 minore è aumentata dell’1,8%, e tre volte tanto (5,7%) quella di chi ha 2 o più figli. Lo studio è rivelato dal secondo Atlante dell'Infanzia (a rischio), diffuso da Save the Children alla vigilia della Giornata dell'Infanzia, con argomenti che vanno dalle città e territori in cui vivono, alla povertà minorile, dagli spazi di verde e di gioco disponibili, all'inquinamento urbano, dalla dispersione scolastica alla spesa sociale e servizi per l'infanzia.

Il quadro che esce da questo Atlante dell'infanzia a rischio, fotografa il nostro Paese ma soprattutto le regioni del Sud e la Sardegna, come un calderone di pericolose e possibili tensioni sociali, se non si riuscirà a dare una svolta nel più breve tempo possibile alle politiche per l'infanzia e contro la povertà dilagante.

Alcuni dati. Sono 1.876.000 i bambini e ragazzi in povertà relativa, cioè che vivono in famiglie che hanno una capacità di spesa per consumi sotto la media. Sono 653 mila i bambini e ragazzi in povertà assoluta (privi dei beni essenziali per il conseguimento di uno standard di vita minimamente accettabile) concentrati soprattutto al Sud.

La percentuale di minori in povertà relativa (una famiglia di due componenti con un reddito complessivo di meno di mille euro) in Sardegna è del 27,1 per cento (75mila), sesti in Italia dopo le regioni del sud, a fronte di una media italiana del 18,6 per cento. Tra questi l'8,9 per cento (dato aggregato con la Sicilia) «ha problemi a fare un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni». E il 17 per cento ha dichiarato di «non aver avuto soldi per le cure mediche almeno una volta negli ultimi dodici mesi», come riferisce Raffaella Milano, direttore dei programmi Italia-Europa di Save the Children Italia che conclude «I dati purtroppo sono inequivocabili: c'è una caduta libera dei parametri relativi al benessere dell'infanzia e una palese inadeguatezza ad affrontare il fenomeno. Vuoti di conoscenza in un paese in cui sappiamo tutto di tutti, ma dal 2002 non viene prodotto nemmeno un dato ufficiale sul lavoro minorile. Vuoti di visione in un governo che mortificava il sistema scolastico. Vuoti di strategia con un confuso trasferimento di poteri alle Regioni sul welfare che aumenta le diseguaglianze».

Tra i fenomeni di dispersione scolastica si segnala la fuoriuscita dal percorso scolastico degli iscritti al primo anno delle scuole secondarie di II grado: più di 1 su 10 degli studenti, interrompe la frequenza e non si iscrive all’anno successivo. I territori in cui il rapporto tra esclusione sociale e fallimento formativo emerge in maniera più drammatica sembrano essere quelli delle aree metropolitane del Sud, tra cui anche le zone di Cagliari che registrano abbandono scolastico in età molto precoce e percentuali di mancata iscrizione e marcata dispersione.

L’Italia della spesa e dei servizi per l’infanzia colpisce per i tanti sprechi e le inefficienze. Un dato per tutti è quello dei fondi europei che rischiamo di rimandare indietro a Bruxelles. Una stima fatta dall'associazione afferma che basterebbe il 7% dei 29 miliardi di euro ancora non impegnati per creare 100.000 nuovi posti in asilo nido o strutture educative per l’infanzia nel Sud, come riferisce Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. “In questo quadro la crisi economica non può essere addotta come giustificazione ma anzi deve essere un incentivo a investire sull’infanzia una volta per tutte se vogliamo che oltre la crisi ci sia un futuro per il nostro paese, cioè per le giovani generazioni. Questo significa una serie di misure e provvedimenti urgenti e fondamentali”. Dice ancora il Direttore Generale di Save the Children Italia “Quella che registriamo è piuttosto una rimozione della questione infanzia e adolescenza in Italia. A dimostrazione il fatto che non abbiamo allo stato alcun provvedimento organico in atto per fare fronte alla questione della povertà minorile, per combattere la dispersione scolastica, per un intervento forte a favore dei minori che crescono al Sud, per costruire una rete nazionale di servizi per la prima infanzia.

Federconsumatori Sardegna, anche in questo caso a difesa dei diritti delle fasce più deboli della popolazione, chiede ancora una volta alla Regione Sardegna un monitoraggio urgente della situazione della povertà nell'Isola con successive e urgenti azioni mirate al contrasto della stessa e allo sviluppo economico.

 

 
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