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OCCHIO ALLE FINANZIARIE 

Nessun sogno è più irrealizzabile, le pagine patinate ci offrono i più impensabili nuovi bisogni da soddisfare ma, paradossalmente, nella società dei consumi in cui è possibile acquistare tutto, il bene più commercializzato è il denaro. I giornali, gli spot televisivi, i volantini per le strade, incessantemente propongono l’offerta delle più improbabili somme ad impiegati, operai, pensionati, casalinghe, autonomi, persino ai protestati. Tutti possiamo avere tutto, pagandolo in comode rate a partire dall’anno successivo all’acquisto, semplicemente ipotecando le future buste paga per un tempo che pare rasentare l’infinito. L’economia deve crescere, con la crescita dei consumi, ma in mancanza di stipendi adeguati alle necessità dei tempi, a sostegno dell’acquisto di beni e servizi ecco che interviene la generosità di chi ci consente di ripartirne i pagamenti, le società finanziarie, quelle che oggi paiono rappresentare la linfa vitale del nostro sistema economico, del mercato, in ossequio all’imperativo cui sembra tutti siamo chiamati a dover rispondere: lavora, produci e consuma. Acquistare beni e servizi avvalendosi di banche, società finanziare, intermediari finanziari, significa in primo luogo aggravarne sensibilmente il costo complessivo, con gli interessi, le commissioni, le spese. Veniamo attratti dal cosiddetto “tasso zero”, ebbene se chi vi propone il finanziamento vi desse il tempo di leggere le condizioni generali di contratto, sapreste che state sottoscrivendo un cosiddetto “revolving”, ossia una sorta di “fido permanente” pari all’importo inizialmente erogato; una volta andato a buon fine l’ammortamento, riceverete una “carta” per i vostri ulteriori acquisti, solo che senza che nessuno ve ne dia notizia, il tasso applicato sarà allora ricompreso tra il 18 ed il 23 per cento circa, con buona pace dell’iniziale tasso zero. Prestito al consumo e per liquidità, le due facce della stessa medaglia di cui sono soliti farsi fregio i più disparati soggetti istituzionali. L’esercizio delle attività finanziarie e/o di intermediazione non è soggetto a rigidi controlli, non esiste una normativa che disciplini in maniera esaustiva la materia, e l’ente preposto, l’Ufficio Italiano Cambi, per via della molteplicità di funzioni che gli sono demandate e l’esiguità delle risorse, non sarebbe in ogni caso in grado di vigilare rettamente sul mercato. E’ per questa ragione che, attraverso una fittissima rete di “intermediari finanziari”, figura professionale cui è possibile accedere senza particolari filtri e pur in assenza di specifiche professionalità acquisite, una miriade di improbabili società commercializzano i propri finanziamenti, spesso utilizzando condizioni generali elusive delle norme anti usura e/o clausole contrattuali ai limiti della legalità. Nel vortice rovinoso di questi soggetti rischia di incorrere chi già si trova in condizioni economiche precarie e prima di soccombere definitivamente, ritenta la sorte affidandosi alle amorevoli cure del vampiro di turno. Molti intermediari non vanno tanto per il sottile e, a fronte di commissioni improponibili, elargiscono somme cospicue anche a chi non potrebbe garantire meno di un euro. Ci penserà il solito energumeno, con mandato di chissà quale società di recupero crediti, presentandosi a casa del malcapitato e malaccorto debitore, ad incassare quanto dovuto.  I finanziamenti paiono essere oramai un indispensabile strumento a sostegno dell’economia, del mercato, dei consumi, non se ne deve certo demonizzare l’uso, tuttavia, è certo che non è socialmente sostenibile un eccessivo indebitamento delle famiglie. Il ricorso ai prestiti deve, assolutamente, essere residuale, finalizzato all’acquisto di beni e servizi necessari, se non indispensabili, che non potrebbero essere altrimenti acquistati; esso altro non rappresenta se non un ulteriore sovratassa sulle già magre risorse dei consumatori.  In ogni caso è buona regola leggere attentamente prima di sottoscrivere i contratti, stando particolarmente attenti oltre alla misura dei tassi d’interesse, all’importo di spese e commissioni, solitamente destinato alle tasche di quel simpaticissimo, sorridente personaggio che vi sta proponendo l’affare; soprattutto occorre valutare attentamente l’utilizzo delle pseudo “carte di credito”, che ogni società finanziaria è pronta a concedervi, dietro le cui dorate livree molto spesso si celano interessi e condizioni contrattuali insostenibili.  

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