Home | Chi Siamo | Links | Contattaci | Sedi in Sardegna | Modulistica | Segnalazioni dei Consumatori | Giurisprudenza
Per una visualizzazione ottimale del sito utilizza il software open source Firefox
Approfondimenti
Alimentazione
Credito al consumo
Beni di consumo
Telefonia
Codice della Strada
LEGGI
ENERGIA ELETTRICA
Area Riservata
Nome Utente

Password

Ricordami
Hai perso la password?
Non hai ancora un account? Creane uno!

 

News RSS
PRODOTTI SARDI CONTRAFFATTI PDF Stampa E-mail

Non tutto ciò che ha il marchio sardo ha origine nell'isola

Come ogni buon italiano anche noi sardi amiamo rifugiarci all’ombra del nostro campanile e riponiamo una sconfinata fiducia sui prodotti della nostra terra. Senza dubbio la Sardegna, per le peculiarità climatiche e per la posizione geografica, ci consente la produzione di prodotti agroalimentari di alta qualità, ma non sempre ciò che viene venduto come prodotto sardo ha origine nell’isola e, talvolta, le produzioni sarde risultano essere ben lontane dalle reali aspettative dei consumatori. Noi sardi consumiamo molto più di quanto attualmente siamo in grado di produrre ed importiamo, anche dall’estero oltre che dal resto d’Italia, la gran parte dei prodotti alimentari che troviamo nei nostri punti vendita. Amiamo mangiare sardo, ma non abbiamo prodotti sardi sufficienti alla soddisfazione della stessa domanda interna. Il rischio è che sulle nostre tavole facciano la propria comparsa prodotti delle più disparate origini, talvolta commercializzati sotto lo sventolante marchio dei quattro mori. Il maialetto da latte, il famoso porchetto, fiore all’occhiello della nostra tradizione gastronomica non è certo un prodotto immune da possibili “frodi”, esemplare è il caso del recente maxi sequestro compiuto da parte dei carabinieri del nucleo operativo ecologico di migliaia di suini “clandestini” irregolarmente sbarcati in Sardegna e destinati ad un macello del cagliaritano. Oltre al commercio illegale, carichi ufficiali arrivano regolarmente a destinazione, ed ogni anno vengono consegnati migliaia di maialetti da latte olandesi e tedeschi che vanno a finire nelle nostre macellerie. Si tratta senza dubbio di prodotti controllati e certificati, magari di ottima qualità, ma rigorosamente esteri, ben lontani dal porchetto sardo nato e cresciuto negli allevamenti dell’isola. Il rischio è che questi capi, essendo “porchetti macellati in Sardegna”, vengano invece venduti come “prodotti tipici sardi”. La possibilità di vendere questi maialini come prodotti nostrani, consentita dalla mancanza di una più rigida legislazione in materia di certificazione ed etichettatura delle carni animali, costituisce un inganno verso i consumatori, oltre ché un’atto di concorrenza sleale verso gli allevatori locali e i rivenditori più attenti alle esigenze dei consumatori e alla genuinità dei prodotti. Il prezzo di un maialino importato, si noti,  è di almeno 1/3 inferiore rispetto a quello pagato per uno allevato in sardegna. Il medesimo discorso vale per i prodotti lavorati, in Sardegna vi è un alto consumo di salumi e derivati del maiale, la domanda interna è tale che ad esempio la famosa “salsiccia” a ferro di cavallo, viene ormai venduta già con pochi giorni di stagionatura, non riuscendo più i produttori a rispettare i tempi minimi necessari. L’offerta non è in grado di soddisfare le richieste dei consumatori sardi, e soprattutto gli allevatori della Sardegna sono ben lontani dal soddisfare le esigenze delle industrie di trasformazione isolane, ossia di garantire la necessaria quantità e continuità della materia prima. Si può serenamente affermare, senza purtoppo possibilità di smentita, che ad oggi la gran parte dei “salumi tipici sardi” siano prodotti con carni provenienti dal resto d’Italia oltre ché dall’estero. Per assurdo, analoghi casi si annoverano anche per gli agnelli, ebbene si questo è forse il più grande paradosso della terra dai tre milioni di ovini. Nei periodi di festa migliaia di agnelli giungono in Sardegna, provenienti dal resto d’Italia in particolare dalla Sicilia, e persino dall’estero, da paesi come la Romania e la Nuova Zelanda. In questo caso la ragione va rinvenuta non certo nella mancanza di offerta, ma nel fatto che l’agnello allevato nell’isola varca il mare per essere venduto altrove, con un prezzo decisamente superiore rispetto a quello del mercato interno sardo. Gli animali macellati in Sardegna, nei banchi delle macellerie, sono pressoché indistiguibili da quelli che quì sono nati ed allevati. Naturalmente il fenomeno non riguarda certo solo le carni, esemplare è il caso del Filu e Ferru di Sardegna made in San Marino con tanto di launeddas, nuraghe e 4 mori in etichetta. L’autorità garante della concorrenza e del mercato ha punito con una multa di 4.100,00 euro gli autori della frode. Il prodotto venne venduto in Sardegna in bottiglie da 70 cl tra il giugno 2005 e il settembre 2006; acquavite di vinaccia a 40°, prodotto a Bergamo, imbottigliato a S. Marino. Tutti elementi indicati in etichetta ma con molta meno evidenza rispetto alla scritta Filu e Ferru e alle immagini che al consumatore evocavano in modo ingannevole l’immagine della Sardegna. Stessa cosa dicasi per la più grande società di prodotti vitivinicoli e distillati sardi, la Zedda Piras, condannata per pubblicità ingannevole dall’Antitrust che ha imposto la sostituzione in  etichetta delle frasi che possono trarre in inganno i consumatori: sull’etichetta del Filu e Ferru, infatti, dove campeggia un pastore in costume sardo, sormontato dallo stemma dei 4 mori, si afferma che il liquore è distillato secondo la “ tradizione della Sardegna” e “ prodotto ancora oggi nel rispetto della tradizione distillatoria isolana”. In realtà esso è a base di distillato fornito da 2 aziende del continente, una emiliana e l’altra veneta, e solo successivamente lavorato in uno stabilimento di Alghero. Altro prodotto tipico sardo oggetto delle mire  dei più disonesti è il liquore di mirto che viene sottoposto ad un rigido disciplinare di produzione per l’ottenimento del marchio di tutela della qualità e per essere denominato mirto di Sardegna tradizionale. Disciplinare reso necessario per ottenere un prodotto di qualità assicurando la provenienza, genuinità e la rispondenza a certi standard qualitativi che trova la sua origine in alcune motivazioni: maggiore attenzione del consumatore verso prodotti con caratteristiche certificate, crescente consumo di alcuni tipi di liquori, l’opportunità di tutelare le produzioni locali tradizionali. Il vino, l’olio, persino gli ortaggi, sono tanti i settori nei quali le industrie di trasformazione isolane stanno riuscendo ad offrire prodotti competetitivi in termini di qualità e di prezzo, conquistando crescenti fette di mercato, pur in mancanza di sufficienti quantitativi di prodotti primari. Valore aggiunto di tali produzioni alimentari è senza ombra di dubbio la “nazionalità sarda”, il prodotto “nostrano”, quello in cui il consumatore si identifica, per appartenenza, gode del favore dei mercati ed è per questo che chi si vuole imporre, talvolta, utilizza anche mezzi fraudolenti al fine di conseguire quella “denominazione d’origine” che gli garantisca il successo commerciale. La Sardegna è forse esposta a rischi maggiori in quanto a fronte di una domanda interna molto forte di prodotti tipici, le produzioni agricole registrano notevoli difficoltà in termini di offerta, spesso insufficiente nella soddisfazione delle esigenze di materia prima. Il consumatore consapevole deve acquisire in primo luogo un maggiore senso critico e riuscire a distinguere il prodotto di qualità a prescindere dall’effettiva origine, in ogni caso la provenienza dei prodotti deve essere indicata ben chiaramente in etichetta, evitando l’utilizzo di denominazioni o immagini che possano trarre in inganno. 

Succ. >
Google

 

Google
 
Boicottiamo Unilever

 


ENERGIA ELETTRICA

VAI SUL FORUM

Chi e' Online
Abbiamo 34 visitatori online
Autorità Garante

Pubblicità Ingannevole e Pratiche Commerciali Scorrette i Nuovi Poteri del Garante della Concorrenza

Numero Verde Pratiche Commerciali Scorrette

 

LE RECENTI INNOVAZIONI AL CODICE DEL CONSUMO

LOCANDINA DEL CONVEGNO 

III Salone del Riciclo: ACQUA 2007

 

RIFIUTI : OPPORTUNITA’ O EMERGENZA? 

 La locandina del convegno