| Class Action |
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Il Senato della Repubblica in occasione della votazione della Legge Finanziaria per il 2008 ha approvato un emendamento che introduce finalmente nel nostro ordinamento l'azione collettiva, meglio nota come Class Action. Si tratta di un istituto di provenienza anglosassone che ha avuto origine negli Stati Uniti negli anni sessanta, in occasione di una controversia contro la General Motors, rea di aver prodotto una vettura affetta da vizi tali da renderla particolarmente pericolosa ed insicura. L'azione di “classe” è uno strumento processuale straordinario destinato a riequilibrare i rapporti di forza tra consumatore e grandi operatori di mercato. Con il procedimento introdotto, la sentenza di condanna ottenuta dai promotori dell’azione, potrà essere utilizzata da parte di tutti i consumatori che, pur estranei al processo, potranno vantare il medesimo diritto. Per fare un esempio la condanna ottenuta dall’acquirente di un prodotto Mattel, risultato difettoso, potrà essere utilizzata da tutti coloro che hanno comprato quel medesimo prodotto e riscontrato lo stesso vizio, senza dover procedere ad instaurare un’autonoma causa civile. Il vantaggio è assoluto, in primo luogo in termini processuali perché una vicenda che potrebbe potenzialmente ingenerare migliaia di distinte cause (ma anche milioni se pensiamo ad operatori quali Telecom o Enel) può risolversi con un unico procedimento, sia in termini di tutela dei consumatori che potranno unire le forze e superare così l’obiettiva posizione di svantaggio nei confronti dei grandi operatori di mercato. Anche chi non ha partecipato attivamente all’azione collettiva, potrà comunque avvantaggiarsi del provvedimento assunto in merito, che avrà efficacia nei confronti di tutti coloro che vanterranno un’analoga situazione giuridica. Allo stato attuale il consumerismo italiano assiste pressoché inerme ai fenomeni distorsivi del mercato, costretto da una generale impotenza nei confronti delle quotidiane vessazioni imposte dai professionisti. La legge dei grandi numeri, per forza di cose, favorisce le grandi aziende, basti pensare ad esempio che, nonostante le liberalizzazioni del ministro Bersani, a distanza di oltre sette mesi dall'entrata in vigore della cosiddetta “portabilità” del conto corrente o del mutuo, in tutta Italia solo pochi fortunati consumatori sono riusciti a far applicare la normativa, costantemente rifiutata dalle banche. I grandi operatori industriali e commerciali italiani adottano usualmente pratiche elusive e contrarie ai diritti dei consumatori, avvantaggiati dal fatto che con l'ordinamento vigente ogni singolo cliente per far valore le proprie ragioni dovrebbe proporre un'autonoma azione civile, con tutte le difficoltà del caso. Non esiste una tutela giudiziaria generalizzata dei consumatori al di fuori della singola controversia civile, il cui esito eventualmente favorevole, peraltro, non vale come “precedente” e non avrebbe alcun valore nei confronti degli altri cittadini che, pur vantando un medesimo diritto, dovrebbero a loro volta far ricorso alle cure di un altro giudice introducendo un autonoma causa civile. Da ciò deriva la disparità delle forze in campo, da un lato operatori commerciali che vantano milioni di clienti, e che pertanto compiono milioni di illeciti, dall'altro lato il singolo consumatore che nella stragrande maggioranza dei casi, pur nella ragione, non avrà la forza e la volontà di avvalersi della tutela giurisdizionale. Con il provvedimento approvato dal Senato si è avviato un meccanismo virtuoso che porterà ad un riequilibrio del mercato, senza ombra di dubbio anche a vantaggio degli operatori commerciali. Le pratiche commerciali scorrette sono fenomeni distorsivi del mercato che si riflettono soprattutto sulla concorrenza, posto che l'azienda che se ne avvantaggia è in grado di trarre profitti maggiori rispetto alle concorrenti, riuscendo così ad acquisire posizioni dominanti. Le leggi che regolano i diritti dei consumatori, sono norme che disciplinano rapporti tra privati e, attualmente, possono essere fatte valere soltanto autonomamente da parte dei singoli consumatori, anche se si tratta di posizioni e situazioni comuni ad una molteplicità di soggetti. Oggi non esiste un efficace strumento di tutela e la Class Action va a ricoprire il vuoto che fino ad ora ha abbandonato i consumatori in balia dei grandi gruppi commerciali, una rivoluzione che porterà benefici all'intero sistema, consentendo al mercato di assumere finalmente quel ruolo di fenomeno sociale nel quale gli operatori si confrontano lealmente e nel quale a prevalere non saranno più logiche speculative ma le virtuosità di coloro che offriranno i prodotti ed i servizi migliori. Chi teme la Class Action è chi lucra e trae profitto dalla violazione delle norme vigenti, e teme che tale strumento processuale possa pregiudicare le proprie posizioni di mercato. L'azione collettiva è un istituto di civiltà giuridica per il quale, dato atto dell'enorme divario tra le forze del consumatore e quelle dei professionisti, si consente ai cittadini di conseguire un'effettiva tutela. Va peraltro posto in evidenza che l'efficacia maggiore sarà quella preventiva, nel senso che il timore di poter incorrere in un'azione collettiva, porterà per forza di cose le grandi aziende ad adottare comportamenti commerciali virtuosi e rispettosi delle regole di mercato e dei diritti dei consumatori. La Class Action, quale deterrente, porterà ad una sostanziale evoluzione ed ammodernamento del mercato, con una crescente fiducia dei cittadini, ed un più serio approccio da parte di tutti gli operatori. |
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